
E allora per voi amici Motociclisti un identikit, ad altissimo tasso di ironia (e un filo di nostalgia), del vero, unico e incrollabile Possessore di Honda Transalp degli anni ’80 (quella con il motore 600, rigorosamente con i cerchi dorati).
Se ne vedi uno in fiera o al bar del passo montano, lo riconosci subito. Ecco perché:
Il Culto dell’Indistruttibilità (Ovvero: “La mia moto guarisce da sola”)
Il possessore del Transalp prima serie (quello bianco, blu e rosso con la sella blu) non guida una moto: guida un monumento alla longevità meccanica.
Il chilometraggio: Sul tachimetro c’è scritto 140.000 km, ma in realtà ha fatto il giro tre volte.
La manutenzione: L’olio non si cambia, si rabbocca quando si ricorda (quindi ogni due anni bisestili). Se sente un rumore strano, sa che non è un guasto: è la moto che sta comunicando con lui.
La leggenda: È fermamente convinto che, in caso di guerra nucleare, sopravviveranno solo i nidi di scarafaggi e i Transalp dell’89. E probabilmente i Transalp partiranno al primo colpo.
L’Outfit: Rigorosamente “Vintage Involontario”
Non parlargli di gore-tex di ultima generazione o di airbag integrati. Il look è rimasto congelato al crollo del Muro di Berlino.
La giacca: Una gloriosa Spidi o Dainese sbiadita dal sole, che ha addosso i moscerini stampati del motoraduno di Stelvio del 1994. Ormai la giacca sta in piedi da sola anche senza di lui dentro.
Il casco: Un integrale dai colori improbabili (neon o fucsia sfumato) con la visiera così rigata che la notte vede i fari delle auto come spade laser di Star Wars.
La Filosofia di Guida: 55 cavalli di pura flemma
Mentre i possessori delle moderne maxi-enduro da 160 cavalli settano la mappa “Rain-Sport-Mazinga” sul display TFT da 12 pollici, il Transalpista osserva la sua unica spia rimasta accesa (quella delle frecce, che non usa mai) e sorride.
I consumi: Fa i 20 al litro anche se la usa per arare un campo di patate.
La velocità: I 130 all’ora in autostrada si raggiungono solo in discesa, con il vento a favore e pregando un santo protettore dei bicilindrici. Oltre i 110, le vibrazioni sulle pedane fungono da massaggio plantare gratuito.
Il passeggero: La sella del Transalp anni ’80 è divano letto a tre piazze. Il passeggero viaggia così comodo che spesso si addormenta e si sveglia in un’altra regione.
La Sacra Triade dei Problemi (Accettati con Filosofia)
Nonostante l’affidabilità, ci sono due cose che un proprietario di Transalp anni ’80 venera e teme:
Le Centraline (CDI): Posizionate strategicamente sotto la sella esattamente dove si schiacciano quando prendi una buca.
I Cerchi Oro: Se sono opachi, soffre. Passa più tempo a lucidare quei cerchi con il Sidol che a parlare con i suoi figli.
Il “Clack” del cambio: Quando mette la prima da fermo, il rumore è così forte che a volte a Tokyo si gira un ingegnere della Honda e chiede scusa.
Il Verdetto: Potete sorpassarlo con le vostre moto da 25.000 euro piene di elettronica, ma ricordatevi una cosa: quando l’elettronica vi lascerà a piedi in mezzo al nulla, lui vi raggiungerà, vi offrirà un caffè dal suo termos dell’87, vi presterà un fil di ferro con cui riparerà il vostro computer di bordo e ripartirà felice, verso l’infinito e oltre. A 90 all’ora costanti.
Buon weekend e buona strada a tutti ![]()
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