Un’ impresa da brividi

Nel panorama motociclistico in questi ultimi tempi è un fiorire di “Treffen” un’ pó da tutte le parti; al fianco dell’originale Elefantreffen nella mitica buca di Solla, sono stati creati diversi eventi per vivere la moto anche d’inverno tra neve e ghiaccio, accrescendo la voglia di vivere le due ruote anche con temperature rigide e asfalto innevato.

Ma il gruppo dei Transalpisti Folli è voluto andare oltre, andando a conquistare il Passo alpino più alto aperto d’inverno…il Passo Bernina…2330 mt. di neve, freddo e adrenalina.

È stato così creato un evento – il Berninatreffen – in cui si avrebbe avuto la possibilità di affrontare severi paesaggi invernali e tornanti glaciali sempre più in alto, lassù dove le moto vanno solo d’estate.

Si sono presentati all’appello in sei, ognuno con l’entusiasmo della grande avventura, ognuno con la voglia di provare a guidare in condizioni estreme e molto particolari.

L’avvicinamento è stato progressivo per non congelarsi subito nelle prime ore della mattinata e un bel cappuccio a Chiavenna ha riportato un’ pó di calore nei corpi dei valorosi.

L’avventura vera e propria è iniziata subito dopo la dogana, quando i sei motociclisti sono entrati nel mondo congelato della Val Bregaglia: prati e cascate hanno lasciato il posto a cumuli di neve e pareti di ghiaccio ciclopiche, tutto nel giro di pochi chilometri.

Ben presto ci siamo trovati ad affrontare il primo ostacolo – il Passo Maloja – un toboga alpino reso ancor più insidioso da lingue ghiacciate che tagliavano per traverso i tornanti; fortunatamente la strada era abbastanza pulita per non aver nessuna difficoltà ad arrivare in cima.

A 2.000 mt. l’aria era molto fredda e il paesaggio rifletteva la tipica atmosfera da settimana bianca; ci guardavano tutti un po increduli salutando con sorrisi e gesti di approvazione del nostro coraggio.

Poco più avanti, tra il lusso di Sainkt Moritz, abbiamo assaporato la sensazione di essere parte del jet-set e, a nostro modo, un’attrazione pittoresca di questo fantastico paesaggio.

Mancava l’ultima parte del viaggio, quella più difficile e avventurosa, la salita al Bernina.

La strada, sul lato svizzero, si è dimostrata pulita e gradevole fino a pochi km dal Passo, quando in pochi chilometri è diventata una insidiosa lastra di ghiaccio/misto neve.

Ma laddove la difficoltà aumenta, l’impresa acquista valore e tutti e sei hanno raggiunto (in un modo o nell’altro) il cartello del Passo con gran soddisfazione e un po di incredulità riguardo il valore di ció che era stato compiuto.

Mancava solo una cosa a questo punto…un bel piatto di pizzoccheri per festeggiare l’impresa !!!

Solo in quel momento, guardandoci negli occhi, abbiamo compreso di esser veramente….dei Transalpisti Folli !!!

Un Transalpista Folle all’Elefantreffen 2018

L’Elefantentreffen o più volgarmente chiamato dagli italiani Raduno degli Elefanti, quest’anno è giunto alla sua 62° edizione e alla 30° nella Bayerischer Wald, durante il primo weekend di febbraio, posticipandolo rispetto ai fatidici 3 giorni della merla in cui si è sempre svolto. Anche se alla fine si riduce tutto ad una manciata di giorni, la preparazione mentale e del mezzo inizia mesi prima.

 Insieme a due amici, Stefano e Daniele, conosciuti alla tendata invernale di Motociclismo, abbiamo deciso di imbarcarci in questa avventura. Dopo le vacanze estive si entra nel vivo, prenotando la camera a Monaco per la prima notte e mettendo cosi delle realtà alle parole che svolazzano per aria. Può sembrare strano ma l’Elefante è una cosa su cui bisogna riflettere e prepararsi per ogni condizione che si trova lungo la strada, ed il bello è proprio questo, seno lo farebbero tutti.

Prenotata la camera, si pensa al mezzo, cena a inizio dicembre per mettere insieme un po’ di idee, e quell’evento che a settembre sembrava cosi lontano, si avvicina sempre di più. E qua si inizia a controllare le varie webcam per capire cosa ci attenderà.

Il mezzo richiede, giustamente, un minimo di preparazione; tralasciando la parte meccanica che comunque un occhio merita, si passa alla parte della trazione su neve e alla protezione dall’aria del pilota. Per il primo punto l’anno scorso avevo provveduto ad acquistare delle vecchie catene König da auto da adattare alle ruote del mio Transalp, ma dopo varie prove ho capito che erano molto scomode nella fase di montaggio e prendevano dentro nel parafango, quindi dopo essermi fatto un po’ di cultura su come costruire delle catene su YouTube ho provveduto a fabbricarle; nel frattempo ho girato numerosi centri di bricolage alla ricerca dei pezzi giusti, incontrando anche un paio di motociclisti nella mia stessa situazione. Per il secondo punto, invece ho progettato e realizzato da un pezzo di lamiera sottile e due piastre di acciaio spesso dei parapiedi estesi fino al ginocchio, in modo da proteggermi dal freddo e dagli agenti atmosferici; infine per le mani avevo in giro un paio di moffole regalatemi dal mio meccanico di fiducia. Il tutto ha occupato svariate sere fino a notte fonda di dicembre e gennaio, però devo dire che né è valsa la pena perché il lavoro è venuto bene.

E cosi siamo a fine gennaio, quello che sembrava un evento così lontano è arrivato molto in fretta e non potrei esserne più contento. La partenza è fissata a giovedì mattina alle 7:45 a Olgiate Molgora. Purtroppo per problemi lavorativi Daniele non è potuto essere dei nostri, ma al suo posto è venuto Carlo, un simpatico carrozziere di Cesano Maderno. Preparati i bagagli la sera prima e tutti gli indumenti, la partenza è imminente. Sveglia alle 6:30, guardo fuori dalla finestra del bagno e il tempo non è certo dei migliori, poiché piove e anche bene. Ho capito che si parte con la tuta antipioggia. Passato il traffico della superstrada, entro nella Como- Bergamo, mi fermo a bere il caffè dopo e alle 7:45 spaccate sono al cimitero dove trovo i miei amici pronti e con i due GS carichi come se dovessero fare un viaggio in Mongolia.

Si parte per davvero, sotto una bella pioggia, ma fa niente, l’elefante è un’avventura fin dai primi chilometri.

Dopo una breve tregua da parte della pioggia nel tratto Bergamo-Brescia, riprende più forte di prima. Prima sosta in un’area dopo Trento per rifornimento e caffè, e poi via verso il Brennero, qui si iniziano a vedere i primi motociclisti intenti a compiere il nostro stesso itinerario.

Il tempo non accenna a migliorare, anzi peggiora sempre di più fino a tramutarsi in neve al Passo del Brennero. Qui sosta nel nuovo ed enorme area di sosta/museo per riacquistare la temperatura normale del corpo umano e prendere le vignette per l’autostrada austriaca, con €5,20 per le moto si circola sulle autostrade per dieci giorni, una figata! Foto di rito sotto la scritta A22 con tanto di neve e si riparte.

Passato il Brennero di arriva all’Europa Bridge, questo si paga a parte dato che è considerato come tratta speciale e costa €9,50 non poco però rapportato alla strada tenuta molto bene e con alti costi di gestione.

La pioggia ci accompagna sempre, fedele come le nostre moto, per fortuna le tute impermeabili tengono, insieme alle moffole e i parapiedi, che svolgono il loro lavoro in modo impeccabile. L’ultima sosta è 150km prima di Monaco, in un autogrill dove troviamo un bel gruppo di motociclisti per poi scoprire che sono i ragazzi del gruppo ELEFANTENTREFFEN.COM con cui condivideremo l’albergo, la cena e anche i due giorni seguenti. Noi arriviamo e loro ripartono. In questa sosta ci concediamo anche un breve spuntino visto che l’ora di pranzo è passata da un po’. Pronti via, si riparte. Abbiamo avuto qualche notizia da alcuni motociclisti arrivati che sulla strada per Monaco sono in corsa forti nevicate, quindi ci mettiamo in viaggio un po’ preoccupati; per fortuna a parte un breve tratto con nevicate intense ma senza che attecchisca all’asfalto, arriviamo a München in un paio d’ore, sempre sotto una pioggia battente. L’albergo prenotato da Stefano è subito fuori dalla tangenziale tedesca e si chiama Hotel Leonardo. Qui ritroviamo alcuni centauri incontrati nell’area di sosta e anche qualcuno in più. Fatto il Check-in portiamo le moto nel parcheggio sotterraneo e scaricati i bagagli possiamo finalmente riposarci in camera. Dopotutto in meno di 8 ore abbiamo fatto 600km sotto la pioggia battente e qualche nevicata, non male direi.

Dopo qualche ora di riposo e una bella doccia calda rigenerante, lo stomaco inizia a gorgogliare, anche a causa del misero panino del pranzo. L’appuntamento è alle 20 alla HB di Monaco, una delle due più antiche birrerie della città bavarese, dove il Führer stesso amava bersi un bel boccale di birra. Ma non siamo soli, insieme a noi ci sono tutti i matti del gruppo elefantentreffen.com, circa una trentina di persone. Raggiungiamo la birreria con la metropolitana, molto pulita ed efficiente, e ci concediamo un breve giro in Marienplatz. Monaco è una tipica città bavarese, molto curata e pulita, dove gli edifici storici ma tutti restaurati si fondono con quelli di nuova concezione, si qui si respira quell’atmosfera tipica tedesca, fatta di persone a passeggio, tra vicoli e vicoletti, e pub dove si può bere un’ottima birra in compagnia. La serata procede tranquilla, tra un boccale e uno stinco ed i balli tipici bavaresi dal palco; inoltre nella tavolata opposta alla nostra vi è un folto gruppo di cinesi che a fine serata coinvolgeremo nei nostri brindisi. Il gruppo inizia ad affiatarsi, il tutto agevolato dalla preziosa ed ottima bevanda ambrata.

Finalmente il grande giorno è arrivato, la destinazione sul navigatore di Stefano è inserita, Solla Arriviamo! Dopo un abbondante colazione, ci troviamo lungo la strada fuori dall’hotel con gli altri del gruppo, anche se dopo aver aspettato per una buona mezz’ora che tutti arrivassero decidiamo di proseguire per conto nostro, tanto una volta là ci ricongiungeremo tutti. Sosta benzina e siamo sull’Autobahn tedesca, e grazie all’assenza di limiti di velocità teniamo un’ottima media. Per fortuna oggi il tempo è clemente, e anche se non c’è un sole splendente almeno non piove. Usciti dall’autostrada, iniziamo i 20 km di statale che ci porteranno a destinazione. Il paesaggio, passate qualche casa dei vari paesini, è abbastanza desolato, composto da colline, con boschi e campi, coperti da neve. Sosta foto e poco dopo troviamo la transenna che limita l’accesso alla strada facendo passare solamente le moto.

Questo è il segnale che siamo arrivati, i campi lasciano il posto alla foresta, la famosa Bayerischer Wald, e le moto fanno capolino, parcheggiate a lisca di pesce sulla destra. Andiamo avanti nella speranza di trovare un buco, per essere il più vicino possibile all’ingresso, e quando passiamo il cartello con l’intestazione del raduno, sotto il casco ed i baffi si fa largo un grande sorriso, dopo averlo tanto sognato, sono veramente arrivato al famoso ed unico Elefantentreffen. Troviamo posto poco più avanti e iniziamo a scaricare le cose necessarie al montaggio della tenda. Pagato il salato biglietto di ben 25 euro, per avere in cambio un adesivo ed un sacco per la pattumiera entriamo in quello che a primo impatto sembra un campo di combattimento della Seconda Guerra Mondiale, purtroppo a cause delle temperature alte la neve è poco presente e quindi regna il fango, i crucchi sfrecciano tra la folla con i sidecar, equipaggiati di ogni cosa, ed ognuno con una moto diversa.

Dopo aver girato una buona mezz’ora troviamo il campo dei nostri amici. Appoggiate le nostre cose, procediamo all’acquisto della paglia da usare come isolante. Diciamo che il campo non è dei migliori visto che si trova su un pendio, cosa che si rivolterà contro sia durante la notte che durante la cena. Durante il montaggio arrivano anche gli ultimi e finito tutti l’attività di campeggiatori ci dedichiamo al fuoco ed al mangiare. Gli italiani sono inconfondibili ovunque e noi non siamo da meno. Ogni sottogruppo del grande gruppo che è l’elefantentreffen.com arriva da una parte diversa dell’Italia, chi dall’Abruzzo come Mr. Diavel, chi dalla Campania come Gennaro, chi dalla Sicilia, dalla Basilicata, dalla Puglia, dal Piemonte, dalla Calabria, dalla Toscana, ecc. possiamo dire che tranne per la Valle D’Aosta e la Liguria è tutta ben rappresentata. La cosa si vede subito perché ognuno tira fuori prodotti tipici della sua regione, dai salumi ai formaggi, dalla pasta al tanto apprezzato vino. Di sicuro morire di fame è impossibile, infatti dopo neanche un’ora siamo già tutti pieni. Il pomeriggio è dedicato all’esplorazione della famosa “buca”, cosi viene chiamata questa ex cava di argilla che da trent’anni ospita il raduno. Ogni accampamento è diverso e le persone si radunano vicino ad un fuoco o alle moto per scambiare qualche parola e bere in compagnia. Anche noi facciamo amicizia con un gruppo di tedeschi che ci offrono subito qualche bicchiere di grappa e Jagermeister. Ci salutiamo e procediamo verso la

parte più profonda dove sono presenti un paio di rimorchi adibiti a paninoteche e un paio di bancarelle che vendono gli indumenti con il logo ufficiale dell’elefante.

Dopo una sfida con i tedeschi, nel taglio di un tronco con una sega nel minor tempo possibile, tra l’altro sabotata da loro stessi, la sera inizia a calare, e noi iniziamo a tornare verso il campo base. Il tramonto regala sul paesaggio fatto di tende e fuochi una vista unica.

Una volta che ci siamo riuniti intorno al fuoco iniziamo i preparativi per la cena, a tutti sembra tardi ma in realtà sono da poco passate le sei. Per la cena il menù prevede un po’ di tutto, dagli affettati e formaggi avanzati a pranzo, all’ottima pasta alle patate fatta dal presidente Riccardix, oltre a numerose salamelle e naturalmente fiumi di vino, ma non il Tavernello, ma le eccellenze di ogni regione, come il Nero D’Avola arrivato direttamente da terra sicula. Ma il pezzo forte della serata è il Caciocavallo portato dai CacioCavalieri Lucani, e appeso su un tre piede sul fuoco, si raschia la base man mano che si scioglie e si spalma sul pane, un sapore davvero unico, che in un’ambiente così, regala sensazioni ancora più forti. E per non farsi mancare niente c’è anche il dolce, dei dolcetti di pasta di mandorle dalla Sicilia e dei biscotti da mangiare insieme alla Vecchia Romagna dal Cuneo. Ed infine da buoni italiani non può mancare il caffè direttamente dalla Moka. La serata procede tra risate e qualche canzone abbozzata, intorno ad un caldo fuoco. Chi prima chi dopo ci ritiriamo nella nostra confortevole tenda.

Durante la notte la temperatura scende a 4 gradi sottozero ma il sacco a pelo svolge egregiamente il suo lavoro, tanto che ho dormito di più in tenda che non in albergo, unico inconveniente è la pendenza, che causa lo scivolamento in basso, ma basta spingersi in su ogni tanto ed il problema è risolto. Alle 7 si iniziano a sentire i primi smontaggi e dopo una mezz’ora esco dalla tenda. Carlo alzatosi di buon’ora aveva già smontato tutto ed era andato a caricare i bagagli sulla moto. Io invece mi dirigo verso il fuoco dove il formaggio e il salame lasciano posto a biscotti e brioche per la colazione, insieme a latte col Nesquik e caffè.

Non appena Stefano finisce di far colazione iniziamo anche noi la noiosa operazione dello smontaggio e del caricamento della moto. Però al posto che rifarci tutta la strada con i bagagli in mano prendiamo le moto e le portiamo sopra l’accampamento dove, attraverso un divaricamento della recinzione facciamo passare i bagagli. Ma prima di portare lì le moto, passiamo dall’entrata per acquistare la toppa del raduno e fare la foto sotto il grande cartellone del 62° Elefantentreffen.

Caricata la moto, salutati gli amici purtroppo si riparte. Sono le 10:30 e in base al tempo che troviamo decideremo se fermarci in giro per la notte o sparare a casa. Lasciata Solla entriamo in autostrada direzione Monaco, ma senza passarci perché Stefano individua una strada che taglia prima passando per la statale e risparmiandoci un po’ di km. Purtroppo il traffico, una volta rientrati in autostrada è molto intenso, inoltre ritorna la pioggia, ormai compagna di viaggio. Poco prima del confine austriaco ci concediamo una sosta panino in autogrill, anche perché sono le tre del pomeriggio e lo stomaco ha iniziato a farsi sentire da un po’. Verso la fine del panino, osservando l’esterno dalla vetrata rimaniamo con occhi sbarrati, il motivo è una bella nevicata con fiocchi grandi un paio di centimetri che oltretutto attecchiscono all’asfalto. Un po’ preoccupati ci affrettiamo a ripartire. Per fortuna dopo pochi chilometri si trasforma in acqua, e il traffico ormai è un ricordo. In breve tempo raggiungiamo il Ponte d’Europa, dove le nuvole lasciano il posto ad un cielo azzurro ed un paesaggio imbiancato veramente fantastico. Ultima sosta per il rifornimento a prezzi bassi e si raggiunge il Brennero. La strada scorre veloce, l’ultima sosta la effettuiamo a Verona, cosi con un pieno arrivo a casa senza problemi. Purtroppo siamo alla fine di questa meravigliosa avventura, alle 20:30 apro il portone del garage e inizio a scaricare i bagagli. Anche oggi la nostra sfacchinata l’abbiamo fatta, 750 km con acqua, neve e anche un po’ di sole. Durante il tragitto ripensi a tutti momenti di questa esperienza ed un pensiero va al prossimo anno, perché si, se gli amici vorranno l’anno prossimo si torna all’Elefante e questa volta dovrà venire anche Daniele, visto che lo sognava da tempo, ma quest’anno il lavoro gli ha tirato un tiro mancino. Quando fai il tuo primo Elefantentreffen come nel nostro caso, sono due le opzioni: o torni a casa con un pessimo ricordo che ti fa ripudiare qualunque nome che contiene elefante e/o treffen oppure come nel nostro caso, rimani rapito da questo ambiente unico, che ogni anno ti riporta nella “buca” per condividere insieme a persone provenienti da ogni dove, esperienze e momenti intorno ad un fuoco.

 

Foto originali nel Pdf elefantentreffen 2018

BERNINATREFFEN

L’11 febbraio è il momento di andare in alto a cercare montagne di neve !!!

Dopo i vari treffen in giro per l’Europa, anche noi andremo a fare un bel giro in posti incantevoli pieni di neve fino all’incredibile altezza di 2330 mt del Passo del Bernina !!!

Copriti bene e spalanca il cuore ad un avventura fantastica !!!

PROGRAMMA:

Ore 7.45 Ritrovo a Lecco

Ore 8.00 Partenza da Lungolago di Lecco

Ore 9.30 Arrivo a Chiavenna, sosta caffè e riscaldamento

Ore 10.30 Arrivo al Passo Maloja

Ore 11.00 Sosta a Sainkt Moritz

Ore 12.00 Arrivo al Passo Bernina

Ore 13.00 Arrivo a Tirano, sosta pranzo

Ore 15.00 Partenza da Tirano per ritorno

Ore 17.00 Previsto arrivo a Lecco

Snow hunters

L’inverno sta arrivando….e il Transalpista Folle non vede l’ora di metter le ruote sulla neve !!!! Bianco manto da violare e cieli di blu cobalto da ammirare, come si potrebbe rimanere a casa a sognare ?


E allora si parte di buon ora per salire il più in alto possibile per vedere quanta ne sia caduta e poter giocare come bambini a buttarsi nella neve.


Oggi si va al San Marco, 2000 mt circa dove negli scorsi giorni sono caduti circa 40 cm di neve fresca, più che sufficienti per stupende foto e per chiudere il Passo che abbiamo provato comunque a raggiungere superando slavine e una spessa coltre di manto nevoso.


Il divertimento e le risate non sono mancate grazie a Gianni e JD e soprattutto all’incredibile Sergio che appena ha potuto si è tuffato con la sua moto per saggiare la consistenza della neve.


Aspettiamo altre nevicate, il divertimento è solo all’inizio !!!

Yuki, spirito della neve

E’ arrivata una nuova moto nel gruppo dei Transalpisti Folli, il suo nome è “Yuki” che in giapponese vuol dire “neve”. E’ tutta bianca e proviene direttamente dal Giappone degli anni ’80, un po diverso dal mondo d’oggi. Alcuni Transalpisti folli sono venuti a trovarla e l’hanno accolta con molto calore e lei si è quasi sciolta di fronte al loro affetto e così per riprendere un po’ di freschetto siamo andati tutti al Passo Agueglio a divertirci nei prati con Beppe e Sergio che giocavano nello sterrato tutti contenti.

Si è unito anche il “Ferro”, un nuovo transalpista folle, che vuole imparare a migliorarsi sulla  sua Transalp e che speriamo di avere ancora presto nelle nostre pazze uscite tutti assieme.

 

TransOrobikRun

Un bel giro sulle Alpi Orobiche è quello che ci vuole quando si vogliono fare un po di curve come si deve dietro casa e allora alle 7.00 di mattina tutti pronti che si parte !

Prima tappa la “Forra di Tremosine” spettacolare strada incastonata nella roccia a picco sul Lago di Garda, molto caratteristica interessante anche se un po cortina viste e aspettative.

Dalla Forra andiamo al Lago di Ledro poi Lago d’Idro e di lì al Passo Maniva, prima vetta della giornata; la strada è molto brutta e stretta e a dir la verità anche il passo lascia molto a desiderare, ne ho visti tanti e questo non impressiona proprio per niente.

Fortunatamente dal Maniva si riesce ad andare al CroceDomini e la musica cambia radicalmente, sembra di essere chissà dove in un paesaggio quasi scozzese o irlandese.

Qui le nuvole corrono velocemente sulle montagne e non si capisce mai dove la strada si dirige, ma la possibilità di fare dello sterrato facile è troppo ghiotta; il percorso è molto panoramico e intrigante e mi tengo in mente di portarci anche gli altri transalpini folli una volta o l’altra.

Si ridiscende in Val Camonica e al bivio decidiamo di andare a fare il Passo Croce di Salven invece del più avventuroso Vivione perché iniziamo a essere un po stanchi e non è il caso di andarci a infilare in passi troppo impegnativi; il Croce di Salven è ben guidabile, sconosciuto, ma da provare qualche volta per cambiare dai soliti percorsi battuti.

Arriviamo alla Presolana dove apriamo un po il gas in uno dei più scorrevoli passi orobici per trovarci al famoso salto degli sposi e concederci una piccola passeggiata per sgranchire le gambe che iniziano ad accusare le centinaia di chilometri della giornata.

Il ritorno finale prevede ancora Clusone, Ponte Nossa, il Passo di Zambla, Zogno, Almeno e finalmente casa dove arriviamo per le 20 circa.

Tutto bello, tutto divertente, tutto inaspettato appena dietro casa, ma la voglia di esplorare ancora quello che abbiamo attorno è solo rimandata, purtroppo l’indomani bisogna andare in ufficio

Un giro storico

Qualche volta ci sono delle combinazioni strane che rendono tutto particolare, ecco perché questa volta la storia l’ha fatta da protagonista: la moto è storica, gli alpini sono la storia della nostra nazione e la visita del Forte Montecchio quando ci sono gruppi rievocativi in costume rende tutto incredibilmente suggestivo.

La salita al Passo S. Marco è stata un po impegnativa perché in due sul Kuroiengin con traffico davanti e tornanti che non permettevano grande raffreddamento, ha messo un po alla frusta la mia cavalcatura, ma devo dire che alla fine si è comportata benissimo e le maggiori paure in frenata sono state del tutto inutili.

Giornata perfetta per le foto, gran caldo e gran divertimento !!!

Keine Benzin, Moto Kaputt

Oggi grande pomeriggio di curve e tornanti in quel di Morterone dove abbiamo fatto pratica nella tecnica di guida sui tornanti.

Destra, sinistra in salita e in discesa affinando le lezioni teoriche in un susseguirsi di vorticosi cambi di direzione in mezzo alla natura e alla pace di questo angolo sperduto fuori Lecco.

Ma la voglia di avventura ci ha spinto oltre, direzione Roccoli dei Lorla, la cosiddetta Piccola Canada, ma in quel di Casargo il Kuroiengin inizia a fare i capricci…sbattacchia, si spegne, non tiene i 3500 giri, non ne vuol sapere.

Saranno le centraline ? Il sistema elettrico ? Il Bulbo ? Abbiamo fuso la testata ?

Mesti scendiamo verso Bellano dove infuriano multipli temporali sul lago, Kuroiengin non va, ogni 2/3 km si spegne e farla ripartire è un dramma, siamo sempre più sconsolati perché la giapponesina si spegne sempre dove non dovrebbe (curve cieche, tratti al buio, luoghi allagati), arriviamo in qualche modo a Olcio dove mi sorge un atroce dubbio…e se fosse senza senza ? Allora spostiamo il magico interruttore e la nostra riprende vita, non c’è nessun problema, scalpita per correre di nuovo su curve e tornanti !

Allora meglio fare il pieno e annotarsi che dopo i 230km la signorina deve ristorarsi adeguatamente, è una lezione anche questa imparata a caro prezzo…ma non tutte le donne sono uguali e anche questa ha i suoi bisogni.

Rimane sempre valido un antico adagio bavarese che recita (nella loro fredda e sintetica lingua teutonica) “Keine Benzin, moto kaputt”.

Grazie Sergio, senza di te…non tornavamo a casa

Un salto nel 1987 con la Kuroiengin

Per tanto tempo ho aspettato questo momento… forse 30 anni a dire la verità.

Tutto inizia in un estate del 1987 quando, ancora 12enne vedo entrare questa moto nella mia vita; mio padre l’ha appena comprata e si aggira con fare “da ganzo” nel centro sportivo dove faccio il bagno d’estate.

La guardo a debita distanza perché grande e grossa com’è mi sembra impossibile riuscire a guidarla: a cavalcioni i miei piedi non toccano terra, ma quel grigio mi affascina e ci giro attorno come se fosse una macchina magica per fare cose speciali.

Il tempo passa, accadono tante cose, il figlio diventa padre e il padre diventa nonno come una ruota che lenta e inesorabile scandisce l’evolversi della vita.

Ma in fondo al mio cuore rimane il desiderio di guidare quel sogno a due ruote e cerca cerca trovo nella lontana Carpi quello che cercavo; dopo diverse peripezie oggi è in strada con 78.333 km già percorsi e con la voglia di provare a vivere sensazioni speciali.

Allora mi sembra giusto che ad inaugurare con me il Kuroiengin (motore nero, in giapponese) ci sia proprio mio padre e che possa riprovare come era 30 anni fa.

Il giretto è un po per prendere confidenza con la nuova arrivata: Valbrona, Colma, Ghisallo, ma è abbastanza per capire com’è e soprattutto per organizzare un salto nel tempo: arrivati a Nesso infatti decido di fare una bella sorpresa a mio papà.

Scendo dal Transalp 1987 e propongo uno scambio di moto fino a Bellagio: lui un po titubante accetta e appena gira la chiave nel quadro il mondo si smaterializza e si ritorna nel 1987 quando lui aveva pressapoco la mia età.

Percorriamo la strada da Nesso a Bellagio in tutta tranquillità e come un viaggiatore temporale guardo nello specchietto retrovisore il mio papà in sella al suo Transalp, mi riscopro anche io 12enne a riguardare il suo eroe in sella alla macchina fantastica e mi sembra di aver ritrovato quel papà che risolve tutti i problemi e può fare tutto e avverto una nostalgia per un tempo passato che non tornerà, ma che è stato bellissimo riprovare anche se per pochi chilometri.

Adesso tra le mie moto ci sono Esmeralda (2001) Unicorno (1999) e Kuroiengin (1987), ma solo quest’ultima oltre a viaggiare per strada… viaggia anche nel tempo !!!

M E G A T O U R   2 0 1 7

Quest’anno sono riuscito finalmente a realizzare un sogno di cui si è parlato in famiglia per tanto tempo, ovvero fare il MEGATOUR. Tante volte impegni, scrupoli, spese e brutto tempo hanno condizionato e impedito la partenza, ma questa volta (grazie alla tenacia di mia moglie) finalmente si va !!!

L’idea del Megatour è fondamentalmente una: andare via 4 giorni cercando di fare quello che ti piace e scoprendo il maggior numero di passi e posti incantevoli: senza fretta, senza meta, senza ansie e preoccupazioni, se non quella di mettere abbastanza benzina nel serbatoio per non rimanere a piedi.

E allora si parte da Lecco di buon ora con la moto bella carica (come piace al Tremolada) e si raggiunge il Passo Spluga, la cosiddetta “porta del Nord”. Il lato italiano mi piace poco, mentre quello svizzero mi esalta di brutto e le serpentine di curve sono solo l’inizio di una infinita sequela di pieghe a destra e sinistra che non finirà tanto facilmente.

Raggiunta la Svizzera, si decide che la seconda tappa sarà il Passo Albula, lato svizzero, passo tra i meno frequentati, ma carico di fascino e soprattutto custode di uno dei più bei laghetti alpini poco prima del passo, luogo in cui ci fermiamo per un picnic rilassante.

Dopo aver sognato durante la pennica, è ora di realizzare un po i sogni appena conclusi e allora andiamo a scoprire la foresta della Val Mustair e il mitico Passo Fuorn/OfenPass/Passo del Forno. Siamo dietro Livigno, ma sembra di essere in Canada e mi godo questa foresta incontaminata pensando a come potrebbe essere un viaggio nel paese della foglia d’acero; incontriamo Supercar e fuoriserie d’ogni genere, segno che non sono il solo ad amare queste curve.

Si atterra poco dopo a Glorenza, dove finisce la prima giornata, un po di riposo ci vuole per quello che ci aspetta.

Il secondo giorno si riparte per il Passo Resia, famoso per il campanile nell’acqua; la salita è molto facile sul lato italiano mentre è molto lunga sul lato austriaco e ci impegna non poco prima di arrivare all’altra tappa di oggi…lo sconosciuto Passo Kuhtaisattel.

L’adrenalina scorre a fiumi mentre mi inerpico sui tornanti di questo ignoto passo e come un felino che sente la preda, mi avvento con crescente euforia sulle pendenze austriache fino ad arrivare al passo che merita sicuramente una visita.

Ma il piatto forte di oggi sia chiama Passo Rombo ed è una vera superstar alpina come pochi ho visto in verità nei miei continui viaggi alpini; qui tutto è spettacolo e celebrazione e ti senti quasi come uno spettatore al cinema e ovviamente…sei il protagonista !!!

Arrivato in cima e fatte le consuete foto di rito, si scende velocemente in Italia dove i compiti non sono ancora finiti per oggi, ci manca infatti ancora il Passo Giovo, nel Sud-Tirolo dove chi parla italiano è sempre accolto a braccia aperte come il più fraterno e amato dei fratelli (provare per credere).

Nanna a Vipiteno e si riparte non prima di aver dato un’occhiata al Passo Pennes, vera e propria chicca alpina, un po dimessa, ma che a mio giudizio merita tutto il rispetto e l’attenzione dei passi alpini più importanti.

E’ arrivato il momento di andare al Dolomiti-Park ovvero il più grande parco di divertimenti per motociclisti: abbiamo i biglietti per le giostre più belle e soprattutto è lunedì quindi le curve ed i tornanti sono tutti nostri !!!

E allora senza code all’entrata facciamo Sella, Pordoi, Falzarego, Giau, Forcelle Aurine, Cereda, Rolle, Costalunga in un interminabile turbinio di emozioni e sguardi rapiti dalla bellezza fiabesca dei luoghi.

Per uno come me che fa foto ad emozione, essere qui è come per un bambino in un negozio di giocattoli e sono talmente emozionato che ho solo paura che finisca lo spazio sul telefono per le foto.

Le Dolomiti-Park sono da fare…non c’è altro da aggiungere.

Ma ahimè il Megatour sta finendo e si apre il solito dilemma: ritorno pallosissimo in autostrada e shampata tritamaroni di 4 ore rimpiangendo i precedenti giorni oppure gran finale con mitici passi alpini nel crepuscolo degli dei tra trombe gloriose e ninfe festanti al passaggio dell’eroe alpino conquistatore ?

Non ho potuto resistere al canto olimpico e allora si va di nuovo a Nord e affrontiamo Stelvio, Forcola, Eire, Forcola, Bernina e Maloja…tanto abbiamo una giornata finale da sfruttare !

Fare lo Stelvio dal lato della Val Venosta mi mette un po di apprensione: è come fare un esame importante di cui non sai se hai mai studiato abbastanza…ho fatto centinaia di passi alpini un po di tutti i generi, ma lo Stelvio richiede umiltà, rispetto, concentrazione e massima attenzione ai dettagli. Resto in silenzio per tutti i 48 tornanti del passo, senza distrarmi dall’austerità e grandiosità del panorama…ne sbaglio tre e ad ogni errore mi ritrovo come un giovane scolaretto che scopre di non essersi preparato a dovere. Arrivo in cima esausto e bisognoso di riscaldarmi, devo mangiare e guardare quella scalinata ardita con autentica devozione.

La zuppa di gulash mi rincuora come si deve e siamo pronti a ripartire, la strada adesso è tutta in discesa, non solo fisicamente e tutto il resto è solo conseguenza di ciò che abbiamo fatto precedentemente.

Livigno e i suoi benzinai ci accolgono in una giornata deserta, la Forcola viene bevuta in un sorso, Bernina e svizzera scorrono sotto le nostre ruote in un flusso inesorabile di titoli di coda.

Ultimo sguardo al Maloja e alle sue incredibile e voluttuose curve, ma adesso iniziano i ricordi e si cerca di mettere un po di ordine tra tutto quello che ha significato per noi questo MEGATOUR.

TOT 1260 Km

Passi conquistati:

Spluga, Albula, Fuorn, Resia, Kuthai, Rombo, Giovo, Pennes, Sella, Pordoi, Falzarego, Giau, Forcelle Aurine, Cereda, Rolle, Stelvio, Forcola, Eira, Forcola, Bernina, Maloja