Triplete !!!

Quando sei un Transalpista folle e programmi tutto bene per andare a conquistare le Alpi, stai molto attento a tutto il materiale termico, al safety pack, alle manopole termiche al capolino protettivo e poi…..lasci a casa tutto !!!

Ieri mattina infatti sono stato un po male di stomaco e ho preferito dare forfait perché avevo nausea e forte mal di testa. Sono pertanto tornato a casa a dormire e a curarmi un pochino.

Verso le 14.30 mi sono svegliato e, sentendomi meglio  ho deciso di prendere l’Unicorno che aveva bisogno una sveglia batteria. Sono passato a cercare altri Transalpisti folli ma ieri erano tutti occupati pertanto mi son detto”..è tardi vado fino a Mandello e poi torno indietro…” poi “vado fino a Dervio…poi a Colico…poi a Chiavenna…poi alle Cascate dell’Acquafraggia…poi al Maloja…poi allo Julier…poi al Bernina !!!

Più andavo avanti e più il tempo migliorava e più mi divertivo anche se alla fine mi sono ritrovato alle 19.15 a Tirano con ancora 1 ora e mezza da fare prima di tornare a casa.

Fino al Maloja il tempo è stato un po nuvoloso, poi fortunatamente si è aperto regalandomi una giornata stupenda e solitaria, solo sul Bernina si è rannuvolato di nuovo e sono sceso un po a senso visto che il concetto di strada era abbastanza relativo.

Altri 3 passi conquistati… sotto ai prossimi !!!, sperando di prendere la moto che avevo preparato e non quella per fare il girettino !!!

San Marco conquistato !!!

Prima di Pasqua bisogna sicuramente fare qualcosa di folle per celebrare degnamente questa ricorrenza e allora perchè non andare a fare un vero e proprio passo alpino a 2000mt ?

Allora partiamo con un occhio a cielo verso la Val Brembana ma a San Pellegrino si aprono le cateratte e ci sorprende un temporale violento quanto inaspettato. La scelta adesso è ardua: continuare o tornare ? Ma si sa…la fortuna aiuta gli audaci e allora proviamo a conquistare la prima vetta della stagione. Saliamo in solitaria, il bosco profuma di primavera, le nuvole nascondono i panorami ma alla fine arriviamo in cima.

Sembra di aver conquistato il cielo, è tutto nostro, tutto silenzioso, tutto perfetto, ma…c’è un bimbo motociclista nella neve che corre come un pazzo di quà e di là…è il nostro Sergio che gioca nella neve e adesso ha bisogno qualcuno che gli tolga la moto dal cumulo in cui si è infilato.


Buona Pasqua…noi siamo già a posto !!!

La Scala Santa

Alla mattina quando sono sommerso dagli impegni, sogno sempre di poter scappare via verso le curve e i tornanti di montagna dove trovo la mia dimensione… lontano da tutto e da tutti; allora capita che nello svincolo tra doveri e libertà, svolto verso quest’ultima e mi ritaglio una boccata d’ossigeno laddove il cielo è più blu.

Oggi sono andato a fare la Scala Santa che altro non sarebbe che una serie di tornanti uno in fila all’altro sopra Lecco, sono l’ideale per prendere confidenza con la guida in montagna e l’utilizzo della moto su fondi sconnessi, stretti e tipici delle Prealpi.

In un attimo sei fuori da tutto, in mezzo alla natura più selvaggi e pura e capita a volte di incrociare volpi e camosci incuriositi dalla presenza di qualche essere umano.

Respiri profondi, scatti panoramici e magia attorno a me, ma il dovere chiama e me ne ritorno tra banche e supermercati di un tipico sabato di commissioni, ma il mio Unicorno mi ha portato per qualche momento in una dimensione tutta nostra dove non esistiamo che io e lei e il mondo scompare

Di valle in valle

Ieri pomeriggio è capitato così che su iniziativa di Alessandro Roma ci siamo trovati a Lecco per una birretta; una volta arrivati tutti ci sembrava così un peccato rimanere fermi che siamo subito partiti per andare in Valsassina.

In poco tempo eravamo già alla Culmine di S.Pietro per una breve sosta al Rifugio, ma le nuvole incipienti e un’arietta un po sospetta consigliavano di muoversi per scendere in Val Taleggio.

Strade strette e dirimpettai poco educati ci costringevano a un po di attesa, ma ben presto ci siamo ricompattati per attraversare le suggestive Gole di Enna e giungere in Val Brembana.

Qualcuno ci lasciava per correre a Milano, ma la carovana ripartiva per rimirare di nuovo gli anfratti rocciosi del canyon dell’Enna e per risalire altre valli; siamo pertanto arrivati a Berbenno, poi in Val Imagna che abbiamo velocemente attraversato per arrivare alle mitiche antenne della Val Cava in un susseguirsi di curve a destra e sinistra per allenare per bene la nostra guida.

Arrivati alle antenne abbiamo fatto qualche foto a tutti i mezzi presenti, ma faceva ormai freddo ed era ora di tornare a casa per cena.

Bello tutto, ma come dice qualcuno…la prossima uscita sarà di sicuro più bella !!!

Vai sereno con San Sereno

Il Giro del Lago di Como è stato davvero uno spettacolo perchè grazie al tempo, all’inizio un po’  incerto, eravamo padroni delle strade e tutti i luoghi erano nostri.
Siamo partiti da Lecco alle 9.30 e ci siamo diretti verso Bellagio con una piccola sosta alla Madonna del Moletto, gioiellino sconosciuto del triangolo lariano.

Da Bellagio alla Colma abbiamo fatto un po’ di curve e c’è chi non ha resistito ad aprire il gas per godersi appieno le curve di Nico Cereghini. La Colma ce l’hanno raccontata perchè non l’ha vista nessuno, ma fortunatamente è stata l’ultima volta che abbiamo visto nuvole minacciose perchè il tempo migliorando ci ha regalato scenari unici.

Sosta pranzo a Como e si riparte: più si viaggia e meglio si sta, tanto che inizia quasi a fare caldo. Brevi soste per le foto fino a Colico per la visita del Forte Montecchio Nord che ci regala un tuffo nel passato e panorami mozzafiato.
Prima di tornare c’è un ultima sorpresa per i miei ospiti che spero abbiano apprezzato le bellezze lariane e con il cui contributo provvederemo a finanziare le attività di Soccorso Clown.


Un grazie e d’obbligo a S.Sereno che ci ha regalato una domenica indimenticabile !!!

E tu ci sarai all’apertura della stagione ?

Tutto pronto per domenica 26 marzo quando a Lecco si ritroveranno tutti i Transalp per il Giro del Lago di Como, prima uscita ufficiale della stagione.

Stupendi panorami, curve deliziose alla scoperta del “più bel lago del mondo” …ne vuoi sapere di più ? Qui puoi trovare tutte le informazioni, cosa aspetti allora ?

Tutti a Lecco e si parte !!!

Mototendata di Arpy

I raduni invernali sono qualcosa di speciale, perché anche con le condizioni più avverse e le temperature più rigide, incontri chi veramente ama la moto e la usa 365 giorni all’anno. La moto tendata tenutasi nel Vallone di Arpy nell’ultimo weekend di febbraio è stata un’esperienza unica che ti lascia quei ricordi e quei principi di congelamento che difficilmente dimentichi.

 L’evento è stato organizzato in modo impeccabile dalla sezione Motociclismo All Travellers della famosa rivista, grazie al Ciaccia, instancabile moto viaggiatore ed a Paola Verani, una piccola ma grande donna e soprattutto tenace motociclista.
Io sono partito la mattina intorno alle 9.30 ma in realtà nella mia testa era un mese che pregustavo quel momento. Soprattutto perché a parte la tenda ho dovuto specializzarmi e studiarmi le caratteristiche tecniche dei vari sacchi a pelo e materassini, per riuscire a dormire anche una decina di gradi sotto lo zero. Inoltre anche il mezzo, la mia bellissima Transalp 650 aveva bisogna un’accortezza, ovvero le catene. 

Visto che vedendo la tendata del 2016 organizzata in cima al Passo Sempione; dove la mattina, al risveglio i motociclisti trovarono una gradita ma anche amara sorpresa; nella notte era caduto la bellezza di un metro di neve che ha messo a dura prova i mezzi e i piloti nel tragitto verso casa, soprattutto per il fatto che il fondo era completamente ghiacciato. Quindi le cadute erano assicurate, soprattutto con moto di oltre due quintali.

Per le catene mi sono rivolto alla grande esperienza di Mario Ciaccia, già citato poco fa. Tra mille informazioni trovate nelle varie pagine su internet lui mi ha aperto la via più economica e semplice: un paio di Konig p1 da macchina, misura 075 da adattare semplicemente togliendo qualche maglia.


Ma torniamo alla mattina del 25 febbraio. Il tempo è magnifico, sole splendente e temperature ottimali, intorno ai 6 gradi. Dopo aver fatto il pieno in Milano-Meda continuo sulla tangenziale fino all’imbocco dell’A4 in direzione Torino. Poco dopo Novara in una piazzola di sosta scorgo un gruppo di motociclisti attrezzati stile Capo Nord, intuendo che anche loro sono diretti al raduno. I km scorrono veloci sotto le ruote del mio TA e in poco tempo raggiungo il raccordo con l’A5, qui il paesaggio inizia a cambiare con la bellissima morena laterale di Ivrea che ti accompagna per qualche chilometro. Il traffico da metà valle in poi si dirada e mi lascia godere delle bellissime cime che sorvegliano la strada dall’alto. Varcato l’ultimo casello ad Aosta l’autostrada inizia a salire leggermente e l’aria si fa più frizzante ma non fastidiosa. Mi fermo in una piazzola prima dell’uscita di Morgex a sgranchirmi le gambe con tanto di cambio del liquido del pilota.

Prendo l’uscita di Morgex, finalmente basta autostrada e seguo le indicazioni semplicissime per Arpy. Ovvero una volta usciti dall’autostrada al primo semaforo si svolta a destra, poi dritto per un paio di km fino ad una rotonda, qui si prende la terza uscita e la strada prende la direzione verso Ovest. Finalmente iniziano le curve, quelle di montagna con tornanti molto stretti e una pendenza intorno all’11%. Non oso immaginare con giù la neve in quanti sarebbero arrivati in cima.

La strada è lunga all’incirca 8 km, molto bella per la presenza della neve a bordo strada, ma da stare attenti al brecciolino sulla carreggiata. Dopo un 15 min di salita bisogna svoltare la destra seguendo l’indicazione ostello di Arpy. Se si proseguisse per la strada principale si arriva al Colle San Carlo che collega Arpy con la nota località sciistica di La Thuile.

Dopo la svolta la strada si fa più stretta e ripida, si passa in mezzo alle baite e si arriva all’ostello posto all’entrata del vallone. L’enorme struttura, all’inizio del novecento fino a circa gli anni ’50, ha dato rifugio ai minatori della miniera di carbone presente a metà del vallone.

In tutto ci ho messo due ore, diciamo a velocità leggermente sopra il codice. Alle 11.30, ora del mio arrivo al raduno, i motociclisti non sono ancora tanti; parcheggio la moto, saluto due ragazzi intenti a montare le catene di loro produzione su una Yamaha Virago e mi incammino verso lo spiazzo che ci hanno concesso, a circa 200m dall’ostello, proprio sopra la pista da fondo. La neve non è troppo molle è ancora dura, quindi anche nel mio caso con gomme stradali dovrei farcela ad arrivarci, senza spingerla. Tornato indietro tolgo le borse laterali alleggerendola e mi avvio verso il nostro spiazzo. Con qualche tentennamento ed una spinta nell’ultimo tratto arrivo sano e salvo, anche se nelle mie previsioni mi vedevo già orizzontale. Prese anche le valige lasciate indietro manca solo la paglia per fare da isolante tra la tenda e la neve. Nel frattempo incontro anche Paola Verani fuori dall’ostello che accoglie i nuovi arrivati, con saluti e adesivi. Dopo aver pagato cena e paglia seguo il gestore che mi consegna un grosso sacco nero, stile porta cadaveri pieno di paglia. Diciamo che essendo la prima volta non avevo ben capito dove andasse il fieno ma vedendo le altre tende mi si leva ogni dubbio.

In 30 min circa monto la tenda, sistema il letto e mi cambio, pronto per andare a mangiare un boccone. A tavola finalmente conosco il Ciaccia ringraziandolo ancora per i suoi preziosi consigli. Nel frattempo le moto continuano ad arrivare, io invece mi incammino lungo il sentiero per andare a vedere l’entrata della miniera. Purtroppo è tutto abbandonato e si vede solo l’ingresso con un carrello su rotaie ed attorno un paio di edifici usati come ricovero per i macchinari e gli utensili. Ritorno al campo dopo un paio d’ore. Già in lontananza sento che il baccano è aumentato, ma solo quando riesco a vedere il campo mi accorgo che il numero di moto si è triplicato. Ed io che pensavo fossimo in quattro gatti.

Alla fine sono arrivate in tutto un’ottantina di moto, divisi tra chi ha scelto un bel letto caldo nell’ostello e chi una notte stile Bear Grills in mezzo alla neve. In serata fanno la loro comparsa anche dei ciclisti temerari che con la bici che pesa quasi quanto un cinquantino hanno affrontato la dura salita. Inoltre fa la sua comparsa anche un ragazzo davvero coraggioso e temerario che con Piaggio Ciao senza variatore è partito da Udine per arrivare fin qui.

La luce del sole cala, ed il freddo inizia ad arrivare, ma quando i brividi si fanno sentire ecco che un fuoco ed un buon vino sbucano per cacciarli. Tra chiacchere, risate e pane e salame si tira l’ora di cena. Momenti così sono difficili da descrivere, cosa c’è di meglio che parlare di viaggi intorno ad un fuoco sulla neve in alta montagna?!

La cena si svolge al piano di sotto dell’albergo, con vari salumi, salsiccia e tanta polenta concia; il tutto accompagnato dall’immancabile vino. Tra racconti, consigli e risate si arriva al caffè ed in seguito al momento in cui si esce dal ristorante. La temperatura è già bella frizzante siamo a –5. Pensare che 3Bmeteo da casa mi dava una minima di 0° gradi. Tornati al campo ci mettiamo tutti intorno al fuoco, questa volta veniamo intrattenuti da due Mantovani abbastanza pieni che ci fanno ridere tutta sera per poi lasciarsi e andare a scendere con lo slittino. Nel frattempo il grande Daniele tira fuori un pentolino, un fornello, e gli ingredienti per il vin brulé che ci riscalderà per almeno un dieci minuti.

Fatta una certa, intorno all’una ci congediamo e andiamo a dormire; già a pochi passi dal fuoco si sente il freddo che ti avvolge, e in tenda la cosa non cambia. Decido di entrare nel sacco a pelo vestito ma dopo neanche cinque minuti muoio di caldo, cosi decido di togliere il pile e i pantaloni rimanendo in intimo tecnico e col cappello di lana. Devo ammettere che il sacco a pelo della Ferrino tiene davvero caldo. La nottata passa e mi sveglio solo una volta intorno alle cinque e mezza, controllo dal telefono la temperatura e segna la bellezza di –11° gradi. Infatti il sacco a pelo all’esterno è bagnato/ghiacciato, ma all’interno si sta veramente bene. Mi riaddormento e mi sveglio definitivamente verso le sette e un quarto, abbastanza riposato e incredulo nell’aver dormito così bene a quelle temperature. Tutto merito del sacco a pelo, del materassino e della paglia sotto la tenda come isolante; naturalmente il tutto acquistato grazie ai consigli del Ciaccia. Adesso però è il momento di uscire dal sacco e vestirsi, diciamo la parte meno piacevole.

All’esterno regna la calma, c’è chi è già sveglio ed inizia a sistemare il campo, chi ancora russa profondamente e chi fa due passi per riprendere sensibilità in tutto il corpo come il sottoscritto. La bellezza della valle a quest’ora è magnifica, con le montagne che ti sovrastano e il bosco ancora brinato.

Le prime moto vengono accese, con qualche sussulto e la tendata si risveglia. Visto che la colazione è fissata alle 8.30 inizio a sistemare le cose. Però vedendo che il pezzo di strada innevato è bello ghiacciato accendo la moto dal suo letargo e la porto davanti all’ostello; il Transalp affronta il pezzo innevato senza problemi. L’ho sempre detto che è una moto fantastica.

Una valigia è già pronta, l’altra invece aspetto dopo la colazione, visto che devo smontare la tenda. Durante il caffè, in compagnia di Stefano e Daniele, due motociclisti di Lecco. Visto che tornare a casa diretti è un po’ noioso, e la giornata invece è fantastica a Stefano viene l’idea di fare un percorso alternativo: tornare ad Aosta, salire verso il San Bernardo, fare il tunnel, entrare in Svizzera e proseguire fino al Passo Sempione e da lì, Domodossola, autostrada e via diretti fino a casa. L’idea viene approvata senza tentennamenti; quindi via a finire di smontare la tenda e poi si parte. Caricato il tutto salutiamo gli altri motociclisti, Paola e il Ciaccia ed anche il gestore del luogo. Ma un saluto speciale va a questo luogo incantato immerso nel cuore delle Alpi.

Lasciamo Arpy intorno alle 10.30, sosta poco prima di Aosta per fare il pieno, e su diretti verso il tunnel. Nel frattempo ci ha raggiunti anche Daniele Romano, un ragazzo di La spezia con GS che ci terrà compagnia fino a Domodossola. Il traforo del San Bernardo è abbastanza corto se paragonato agli altri, esattamente si sviluppa in modo rettilineo per 6 chilometri, quindi in dieci minuti lo si fa tutto; per le moto, solo andata costa intorno ai 16 euro. Il tempo regge, anche se un pò freschino. La strada del passo è molto bella, con ampie curve e asfalto in ottime condizioni. La svizzera scorre lenta sotto le ruote, soprattutto per la paura delle multe salatissime. Verso le 13 ci fermiamo in barettino a mangiare qualcosa, anche se i costi di un panino in terra Elvetica non invitano molto. Ripartiamo in direzione Simplon pass. Dopo essere stati deviati causa carnevale, troviamo l’imbocco giusta e iniziamo la salita. La strada è molto bella, anche qua con ampi curvoni e ottimo asfalto. Di grande impatto è il ponte di Ganter, che si incotra salendo dalla svizzera. Poco dopo iniziano le gallerie, ed alla loro fine si apre il vasto panorama dominato dal bianco candido della neve. Arriviamo sul passo, a ben 2005m s.l.m. Foto di rito, e si riparte. Poco prima del confine ultima sosta per fare il pieno, e acquisto anche l’adesivo del passo che finirà sul bauletto. Il ritorno a casa procede monotono lungo la tangenziale e poi l’autostrada. In due orette siamo già fuori dalla Pedemontana, ci fermiamo ad un benzinaio per salutarci e scambiarci i contatti e cosi questo meraviglioso weekend finisce. Devo dire che questi due giorni in moto tra le montagne nella stagione invernale sono stati magnifici e indimenticabili; sicuramente da rifare l’anno prossimo. Sicuramente impari cosa vuol dire essere motociclista all travellers, affrontando temperature rigide e condizioni di aderenza precaria. Ma è questo il bello di viaggiare in moto, che ogni condizione avversa trasforma il viaggio in avventura, si ritorna bambini e non si vorrebbe più scendere o fermarsi.

 

La 650 ti accompagna, la 600 è una cuccagna !!!

Dopo una settimana a guardare le giornate che si allungano uno sente prepotente il desiderio di assaporare la primavera che sta arrivando, i colori, la temperatura pian piano cambia e lascia spazio all’arrivo di una nuova stagione motociclistica dopo i rigori dell’inverno.

Oggi giretto scalda motori per verificare un po le condizioni delle mie moto visto che tra un mesto ci sarà il Giro del Lago, primo galà di presentazione per i Transalpisti Folli.

Tutto è Ok, ma come sempre, è meglio lasciar parlare le immagini che dilungarsi in inutili chiacchiere.

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Unicorsnow

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E’ da un po’ di tempo che avevo bisogno di lei, la guardavo, la speravo e la sognavo.

Credevo che tra di noi fosse finita perché l’ultima volta che avevo provato ad accenderla era rimasta fredda e insensibile alle mie richieste, poi con l’aiuto di un amico che ci ha aiutato a capire i nostri fraintendimenti, ci siamo riavvicinati e oggi finalmente siamo ritornati assieme. Non sai come sono contento di essere ancora qua a viaggiare con te, quante dobbiamo ancora farne !!!

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Per festeggiare siamo andati a cercare la neve, il brivido e l’avventura.

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Giretto classicissimo: Lecco, Onno, Valbrona, Ghisallo, Bellagio, Lecco.

Il mio amico mi ha suggerito di stare con te, senza esagerare, lasciare che ti scaldassi un po’ , dialogare assieme senza aspettarmi niente per forza, le cose dovevano venire da sole…e così è stato, sei tornata quella di sempre, la moto che fa impazzire i miei sogni, quella che preferisco su tutte le altre…ma non diciamolo a Esmeralda…altrimenti non mi parte più nemmeno quella !!!

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