Yuki, spirito della neve

E’ arrivata una nuova moto nel gruppo dei Transalpisti Folli, il suo nome è “Yuki” che in giapponese vuol dire “neve”. E’ tutta bianca e proviene direttamente dal Giappone degli anni ’80, un po diverso dal mondo d’oggi. Alcuni Transalpisti folli sono venuti a trovarla e l’hanno accolta con molto calore e lei si è quasi sciolta di fronte al loro affetto e così per riprendere un po’ di freschetto siamo andati tutti al Passo Agueglio a divertirci nei prati con Beppe e Sergio che giocavano nello sterrato tutti contenti.

Si è unito anche il “Ferro”, un nuovo transalpista folle, che vuole imparare a migliorarsi sulla  sua Transalp e che speriamo di avere ancora presto nelle nostre pazze uscite tutti assieme.

 

TransOrobikRun

Un bel giro sulle Alpi Orobiche è quello che ci vuole quando si vogliono fare un po di curve come si deve dietro casa e allora alle 7.00 di mattina tutti pronti che si parte !

Prima tappa la “Forra di Tremosine” spettacolare strada incastonata nella roccia a picco sul Lago di Garda, molto caratteristica interessante anche se un po cortina viste e aspettative.

Dalla Forra andiamo al Lago di Ledro poi Lago d’Idro e di lì al Passo Maniva, prima vetta della giornata; la strada è molto brutta e stretta e a dir la verità anche il passo lascia molto a desiderare, ne ho visti tanti e questo non impressiona proprio per niente.

Fortunatamente dal Maniva si riesce ad andare al CroceDomini e la musica cambia radicalmente, sembra di essere chissà dove in un paesaggio quasi scozzese o irlandese.

Qui le nuvole corrono velocemente sulle montagne e non si capisce mai dove la strada si dirige, ma la possibilità di fare dello sterrato facile è troppo ghiotta; il percorso è molto panoramico e intrigante e mi tengo in mente di portarci anche gli altri transalpini folli una volta o l’altra.

Si ridiscende in Val Camonica e al bivio decidiamo di andare a fare il Passo Croce di Salven invece del più avventuroso Vivione perché iniziamo a essere un po stanchi e non è il caso di andarci a infilare in passi troppo impegnativi; il Croce di Salven è ben guidabile, sconosciuto, ma da provare qualche volta per cambiare dai soliti percorsi battuti.

Arriviamo alla Presolana dove apriamo un po il gas in uno dei più scorrevoli passi orobici per trovarci al famoso salto degli sposi e concederci una piccola passeggiata per sgranchire le gambe che iniziano ad accusare le centinaia di chilometri della giornata.

Il ritorno finale prevede ancora Clusone, Ponte Nossa, il Passo di Zambla, Zogno, Almeno e finalmente casa dove arriviamo per le 20 circa.

Tutto bello, tutto divertente, tutto inaspettato appena dietro casa, ma la voglia di esplorare ancora quello che abbiamo attorno è solo rimandata, purtroppo l’indomani bisogna andare in ufficio

Un giro storico

Qualche volta ci sono delle combinazioni strane che rendono tutto particolare, ecco perché questa volta la storia l’ha fatta da protagonista: la moto è storica, gli alpini sono la storia della nostra nazione e la visita del Forte Montecchio quando ci sono gruppi rievocativi in costume rende tutto incredibilmente suggestivo.

La salita al Passo S. Marco è stata un po impegnativa perché in due sul Kuroiengin con traffico davanti e tornanti che non permettevano grande raffreddamento, ha messo un po alla frusta la mia cavalcatura, ma devo dire che alla fine si è comportata benissimo e le maggiori paure in frenata sono state del tutto inutili.

Giornata perfetta per le foto, gran caldo e gran divertimento !!!

Keine Benzin, Moto Kaputt

Oggi grande pomeriggio di curve e tornanti in quel di Morterone dove abbiamo fatto pratica nella tecnica di guida sui tornanti.

Destra, sinistra in salita e in discesa affinando le lezioni teoriche in un susseguirsi di vorticosi cambi di direzione in mezzo alla natura e alla pace di questo angolo sperduto fuori Lecco.

Ma la voglia di avventura ci ha spinto oltre, direzione Roccoli dei Lorla, la cosiddetta Piccola Canada, ma in quel di Casargo il Kuroiengin inizia a fare i capricci…sbattacchia, si spegne, non tiene i 3500 giri, non ne vuol sapere.

Saranno le centraline ? Il sistema elettrico ? Il Bulbo ? Abbiamo fuso la testata ?

Mesti scendiamo verso Bellano dove infuriano multipli temporali sul lago, Kuroiengin non va, ogni 2/3 km si spegne e farla ripartire è un dramma, siamo sempre più sconsolati perché la giapponesina si spegne sempre dove non dovrebbe (curve cieche, tratti al buio, luoghi allagati), arriviamo in qualche modo a Olcio dove mi sorge un atroce dubbio…e se fosse senza senza ? Allora spostiamo il magico interruttore e la nostra riprende vita, non c’è nessun problema, scalpita per correre di nuovo su curve e tornanti !

Allora meglio fare il pieno e annotarsi che dopo i 230km la signorina deve ristorarsi adeguatamente, è una lezione anche questa imparata a caro prezzo…ma non tutte le donne sono uguali e anche questa ha i suoi bisogni.

Rimane sempre valido un antico adagio bavarese che recita (nella loro fredda e sintetica lingua teutonica) “Keine Benzin, moto kaputt”.

Grazie Sergio, senza di te…non tornavamo a casa

Un salto nel 1987 con la Kuroiengin

Per tanto tempo ho aspettato questo momento… forse 30 anni a dire la verità.

Tutto inizia in un estate del 1987 quando, ancora 12enne vedo entrare questa moto nella mia vita; mio padre l’ha appena comprata e si aggira con fare “da ganzo” nel centro sportivo dove faccio il bagno d’estate.

La guardo a debita distanza perché grande e grossa com’è mi sembra impossibile riuscire a guidarla: a cavalcioni i miei piedi non toccano terra, ma quel grigio mi affascina e ci giro attorno come se fosse una macchina magica per fare cose speciali.

Il tempo passa, accadono tante cose, il figlio diventa padre e il padre diventa nonno come una ruota che lenta e inesorabile scandisce l’evolversi della vita.

Ma in fondo al mio cuore rimane il desiderio di guidare quel sogno a due ruote e cerca cerca trovo nella lontana Carpi quello che cercavo; dopo diverse peripezie oggi è in strada con 78.333 km già percorsi e con la voglia di provare a vivere sensazioni speciali.

Allora mi sembra giusto che ad inaugurare con me il Kuroiengin (motore nero, in giapponese) ci sia proprio mio padre e che possa riprovare come era 30 anni fa.

Il giretto è un po per prendere confidenza con la nuova arrivata: Valbrona, Colma, Ghisallo, ma è abbastanza per capire com’è e soprattutto per organizzare un salto nel tempo: arrivati a Nesso infatti decido di fare una bella sorpresa a mio papà.

Scendo dal Transalp 1987 e propongo uno scambio di moto fino a Bellagio: lui un po titubante accetta e appena gira la chiave nel quadro il mondo si smaterializza e si ritorna nel 1987 quando lui aveva pressapoco la mia età.

Percorriamo la strada da Nesso a Bellagio in tutta tranquillità e come un viaggiatore temporale guardo nello specchietto retrovisore il mio papà in sella al suo Transalp, mi riscopro anche io 12enne a riguardare il suo eroe in sella alla macchina fantastica e mi sembra di aver ritrovato quel papà che risolve tutti i problemi e può fare tutto e avverto una nostalgia per un tempo passato che non tornerà, ma che è stato bellissimo riprovare anche se per pochi chilometri.

Adesso tra le mie moto ci sono Esmeralda (2001) Unicorno (1999) e Kuroiengin (1987), ma solo quest’ultima oltre a viaggiare per strada… viaggia anche nel tempo !!!

M E G A T O U R   2 0 1 7

Quest’anno sono riuscito finalmente a realizzare un sogno di cui si è parlato in famiglia per tanto tempo, ovvero fare il MEGATOUR. Tante volte impegni, scrupoli, spese e brutto tempo hanno condizionato e impedito la partenza, ma questa volta (grazie alla tenacia di mia moglie) finalmente si va !!!

L’idea del Megatour è fondamentalmente una: andare via 4 giorni cercando di fare quello che ti piace e scoprendo il maggior numero di passi e posti incantevoli: senza fretta, senza meta, senza ansie e preoccupazioni, se non quella di mettere abbastanza benzina nel serbatoio per non rimanere a piedi.

E allora si parte da Lecco di buon ora con la moto bella carica (come piace al Tremolada) e si raggiunge il Passo Spluga, la cosiddetta “porta del Nord”. Il lato italiano mi piace poco, mentre quello svizzero mi esalta di brutto e le serpentine di curve sono solo l’inizio di una infinita sequela di pieghe a destra e sinistra che non finirà tanto facilmente.

Raggiunta la Svizzera, si decide che la seconda tappa sarà il Passo Albula, lato svizzero, passo tra i meno frequentati, ma carico di fascino e soprattutto custode di uno dei più bei laghetti alpini poco prima del passo, luogo in cui ci fermiamo per un picnic rilassante.

Dopo aver sognato durante la pennica, è ora di realizzare un po i sogni appena conclusi e allora andiamo a scoprire la foresta della Val Mustair e il mitico Passo Fuorn/OfenPass/Passo del Forno. Siamo dietro Livigno, ma sembra di essere in Canada e mi godo questa foresta incontaminata pensando a come potrebbe essere un viaggio nel paese della foglia d’acero; incontriamo Supercar e fuoriserie d’ogni genere, segno che non sono il solo ad amare queste curve.

Si atterra poco dopo a Glorenza, dove finisce la prima giornata, un po di riposo ci vuole per quello che ci aspetta.

Il secondo giorno si riparte per il Passo Resia, famoso per il campanile nell’acqua; la salita è molto facile sul lato italiano mentre è molto lunga sul lato austriaco e ci impegna non poco prima di arrivare all’altra tappa di oggi…lo sconosciuto Passo Kuhtaisattel.

L’adrenalina scorre a fiumi mentre mi inerpico sui tornanti di questo ignoto passo e come un felino che sente la preda, mi avvento con crescente euforia sulle pendenze austriache fino ad arrivare al passo che merita sicuramente una visita.

Ma il piatto forte di oggi sia chiama Passo Rombo ed è una vera superstar alpina come pochi ho visto in verità nei miei continui viaggi alpini; qui tutto è spettacolo e celebrazione e ti senti quasi come uno spettatore al cinema e ovviamente…sei il protagonista !!!

Arrivato in cima e fatte le consuete foto di rito, si scende velocemente in Italia dove i compiti non sono ancora finiti per oggi, ci manca infatti ancora il Passo Giovo, nel Sud-Tirolo dove chi parla italiano è sempre accolto a braccia aperte come il più fraterno e amato dei fratelli (provare per credere).

Nanna a Vipiteno e si riparte non prima di aver dato un’occhiata al Passo Pennes, vera e propria chicca alpina, un po dimessa, ma che a mio giudizio merita tutto il rispetto e l’attenzione dei passi alpini più importanti.

E’ arrivato il momento di andare al Dolomiti-Park ovvero il più grande parco di divertimenti per motociclisti: abbiamo i biglietti per le giostre più belle e soprattutto è lunedì quindi le curve ed i tornanti sono tutti nostri !!!

E allora senza code all’entrata facciamo Sella, Pordoi, Falzarego, Giau, Forcelle Aurine, Cereda, Rolle, Costalunga in un interminabile turbinio di emozioni e sguardi rapiti dalla bellezza fiabesca dei luoghi.

Per uno come me che fa foto ad emozione, essere qui è come per un bambino in un negozio di giocattoli e sono talmente emozionato che ho solo paura che finisca lo spazio sul telefono per le foto.

Le Dolomiti-Park sono da fare…non c’è altro da aggiungere.

Ma ahimè il Megatour sta finendo e si apre il solito dilemma: ritorno pallosissimo in autostrada e shampata tritamaroni di 4 ore rimpiangendo i precedenti giorni oppure gran finale con mitici passi alpini nel crepuscolo degli dei tra trombe gloriose e ninfe festanti al passaggio dell’eroe alpino conquistatore ?

Non ho potuto resistere al canto olimpico e allora si va di nuovo a Nord e affrontiamo Stelvio, Forcola, Eire, Forcola, Bernina e Maloja…tanto abbiamo una giornata finale da sfruttare !

Fare lo Stelvio dal lato della Val Venosta mi mette un po di apprensione: è come fare un esame importante di cui non sai se hai mai studiato abbastanza…ho fatto centinaia di passi alpini un po di tutti i generi, ma lo Stelvio richiede umiltà, rispetto, concentrazione e massima attenzione ai dettagli. Resto in silenzio per tutti i 48 tornanti del passo, senza distrarmi dall’austerità e grandiosità del panorama…ne sbaglio tre e ad ogni errore mi ritrovo come un giovane scolaretto che scopre di non essersi preparato a dovere. Arrivo in cima esausto e bisognoso di riscaldarmi, devo mangiare e guardare quella scalinata ardita con autentica devozione.

La zuppa di gulash mi rincuora come si deve e siamo pronti a ripartire, la strada adesso è tutta in discesa, non solo fisicamente e tutto il resto è solo conseguenza di ciò che abbiamo fatto precedentemente.

Livigno e i suoi benzinai ci accolgono in una giornata deserta, la Forcola viene bevuta in un sorso, Bernina e svizzera scorrono sotto le nostre ruote in un flusso inesorabile di titoli di coda.

Ultimo sguardo al Maloja e alle sue incredibile e voluttuose curve, ma adesso iniziano i ricordi e si cerca di mettere un po di ordine tra tutto quello che ha significato per noi questo MEGATOUR.

TOT 1260 Km

Passi conquistati:

Spluga, Albula, Fuorn, Resia, Kuthai, Rombo, Giovo, Pennes, Sella, Pordoi, Falzarego, Giau, Forcelle Aurine, Cereda, Rolle, Stelvio, Forcola, Eira, Forcola, Bernina, Maloja

A caccia di una Leggenda

Essere sempre alla caccia della moto più particolare vuol anche dire sciropparsi 500km per vedere e provare quello che hai tanto desiderato.

Dopo la caccia all’Unicorno, oggi mi sono dedicato all’altra grande Leggenda del mondo delle Transalp ovvero la prima in assoluto, la 600V del 1987,  il”Celacanto“.

30 anni son passati, Bono e gli U2 uscivano con l’album the “Josua Tree” e il mondo della moto veniva rivoluzionato con l’arrivo della prima “Transalp“.

Mi ricordo da piccolo questa motona grigia che sapeva tanto di sabbia del deserto, avventura e Africa, che apriva prospettive di viaggi infiniti e partenze per non so dove.

Certo ha 30 anni, ma il fascino e il carisma sono immutati e fare i passi con questa è tutta un’altra cosa rispetto alle moto odierne, trionfo di tecnica ed elettronica, ma forse un po’  asettiche per chi come noi ama l’avventura vera e non quella patinata da catalogo.

Sighignola plus

Un bel sabato pomeriggio di sole può diventare l’occasione di un bel giro alla scoperta delle zone un po’ più nascoste del Lago di Como e allora ci si trova alle 15 sul lungolago per partire alla scoperta della Val d’Intelvi subito dietro regno e Menaggio.

Siamo saliti fino alla Sighignola dove, nelle giornate giuste, si riesce sempre a godere di splendidi panorami che spaziano dal Lago di Lugano fino alle Alpi sullo sfondo.

Rientro attraverso la val d’Intelvi, Porlezza, Menaggio e traghetto per Varenna prima di qualche foto scenica nel nostro posto segreto per i photoshooting.

Bel pomeriggio insieme ad altri transalpini folli in attesa di poter salire su in alto dove stanno per aprire i passi alpini e dove non vediamo l’ora di volare al più presto.

A volte basta poco

Quando ti sorprende un weekend di pioggia e non puoi andare da nessuna parte, ti assale una depressione motociclistica difficile da scacciare. Tutto sembra brutto, fonte di nervosismo e litigio finchè ad un tratto un raggio di sole è capace di sparigliare le carte in tavola…e allora corri a casa, ti cambi al volo e via…più in alto che si puó !!! Ritorni felice, tutto torna radioso e rifletti su quanto sei stato stupido ad arrabbiarti per qualche goccia di pioggia. La moto è così…basta poco e ritorna il sorriso.

Mottarone/Lago d’Orta

E così una mattina si decide di andare a visitare qualche altro lago attorno a noi per vedere se è proprio vero che sono tutti uguali.

Partenza da casa alle 8.15 e alle 9.30 siamo a Sesto Calende con l’idea di andare a vedere la nostra statua della libertà…il S.Carlone di Arona….ma non lo abbiamo trovato !!!

Poco male, si prosegue fino ad arrivare a Stresa e, dopo una sosta per riscaldarci e rifocillarci un attimo…si parte !!! direzione Mottarone.

Salire al Mottarone costa Euro 5,50, ma ne vale assolutamente la pena, molto divertente, strade abbastanza belle, traffico zero e si arriva in un punto molto panoramico da cui puoi vedere tutti i laghi attorno. Oggi abbastanza freddo e coperto, tanto che in cima abbiamo trovato ancora neve caduta negli scorsi giorni, ma quando e se ci ritorneremo speriamo di trovare una bella giornata limpida per spaziare lo sguardo a 360 gradi.

Dopo questa breve e panoramica sosta scendiamo a Orta S. Giulio sull’omonimo lago. Domenica è frequentatissima e sembra un po un incrocio tra Bellagio, Portofino e la Madonna di Caravaggio, magari merita una ripassata in settimana, ma carinissima e da vedere.

Il ritorno è in autostrada e abbastanza velocemente di torna a casa, per oggi altri 300k li abbiamo fatti.